Esperimenti sugli effetti biologici del Wi-Fi

Ricercatori di Inghilterra, Olanda e Svezia hanno mostrato grande interesse per l’esperimento compiuto nel 2017 da 5 ragazze dello Jutland del Nord, in Danimarca. Curiose di capire gli effetti della tecnologia sulla loro capacità di prestare attenzione a scuola, cinque compagne di scuola superiore hanno condotto un esperimento per la loro lezione di biologia. In questo articolo vedremo non solo come condurre in maniera corretta questo genere di esperimenti, ma daremo pure alcuni spunti per ricerche originali non ancora condotte a livello accademico, ed in cui i dilettanti possono fornire un grande contributo.

Nel 2017, cinque ragazze danesi hanno fatto un esperimento per un test di biologia così brillante che ha attirato l’attenzione internazionale tra i biologi professionisti e gli esperti di radiazioni. Tutto è iniziato perché avevano difficoltà a concentrarsi durante la giornata scolastica: “Penso che tutti noi abbiamo avuto difficoltà a concentrarci a scuola, se abbiamo dormito con il telefono vicino alla nostra testa, ed a volte anche avuto difficoltà a dormire”, spiega Lea Nielsen, una delle ragazze del gruppo.

Le cinque ragazze danesi che hanno realizzato questo semplicissimo esperimento.

In realtà, è noto dalla letteratura scientifica che gli effetti della radiazione Wi-Fi non si limitano all’igiene del sonno e alle prestazioni scolastiche. Oggi sappiamo che vi sono effetti biologici e patologici delle radiazioni a 2,45 GHz (tipiche del Wi-Fi) sulle cellule, sulla fertilità, sul cervello e sul comportamento. L’impatto di tali radiazioni è su: apparato riproduttivo, funzioni cerebrali ed elettroencefalogramma, cuore, fegato, tiroide, espressione genica, ciclo cellulare, membrane cellulari, batteri, piante.

Pertanto, come sostiene lo studio Biological and pathological effects of 2.45 GHz radiation on cells, fertility, brain and behavior, la tecnologia Wi-Fi “non è adatta per scuole, ospedali e telemedicina, stanze da letto, spazi di lavoro, sale comuni, camere di cliniche, biblioteche e mezzi di trasporto”. Quindi, la migliore soluzione per usare Internet – adottata già in moltissime scuole – è portare il segnale via cavo fino ai computer, alle Lim, ai tablet. Ne guadagna anche la qualità della connessione, che è superiore.

Un importante e recente articolo di rassegna sugli effetti delle radiazioni del Wi-Fi.

Le ragazze danesi hanno così deciso di condurre un esperimento di 12 giorni per testare gli effetti delle radiazioni del Wi-Fi. In pratica, hanno preso 400 semi di crescione e li hanno messi in 12 vassoi. Quindi, hanno posizionato 6 vassoi in 2 stanze separate alla stessa temperatura. Hanno dato la stessa quantità di acqua e sole a tutti i vassoi per 12 giorni. Tuttavia, 6 dei vassoi sono stati collocati accanto a due router Wi-Fi, che trasmettono radiazioni alla frequenza di 2,4 GHz, di poco più alta di quella di un cellulare 1.

Dopo 12 giorni, il risultato è stato chiaro: i semi di crescione accanto al router non sono cresciuti e alcuni di essi sono persino mutati o morti. “È davvero terrificante che ci sia un effetto così grande, quindi siamo rimasti molto scioccati dal risultato. L’esperimento ha dimostrato qualcosa di veramente enorme. Qualcosa che la maggior parte del mondo usa senza conoscere le conseguenze. Nessuna di noi dorme più con il cellulare vicino al letto: o viene messo lontano o in un’altra stanza “, ha affermato Lea.

I semi di crescione non irradiati dal Wi-Fi (a sinistra) e quelli irradiati dal Wi-Fi (a destra).

Olle Johansson – un rinomato professore dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, nonché padre della elettrosensibilità, avendo scoperto per primo gli effetti dannosi dei videoterminali – è stato uno dei ricercatori più colpiti. Secondo lui, questo esperimento è geniale: “Le ragazze sono rimaste nell’ambito delle loro conoscenze, implementate abilmente e hanno sviluppato un esperimento assai elegante. La ricchezza di dettagli e accuratezza è esemplare, e la scelta del crescione molto intelligente”.

Tutti i router Wi-Fi ed i telefoni cellulari emettono energia a radiofrequenza (RF), un tipo di radiazione non ionizzante un tempo ritenuta non poter provocare danni a lungo termine ai tessuti 2. La quantità di energia RF assorbita dal corpo è chiamata tasso di assorbimento specifico (SAR). Diversi telefoni cellulari emettono quantità diverse di radiazioni: ad es. l’IPhone 5 ha un SAR 1,25. Il SAR, però, rileva solo gli effetti termici di questi dispositivi e solo in “campo lontano”, cioè da qualche cm di distanza in poi.

In realtà, sono stati riscontrati effetti biologici a livelli di radiazione più bassi di quelli previsti come limite del SAR dei telefonini dalle normative europee (2 W/Kg, ma misurati su solo 6 minuti di uso del cellulare, mentre spesso lo usiamo per almeno 10 volte più tempo). E comunque, anche ai normali livelli di utilizzo dei telefonini, Leif Salford e colleghi, per primi hanno dimostrato come l’esposizione dei ratti alle radiazioni dei telefoni cellulari causi, nel giro di sole 2 ore, dei “buchi” nel cervello.

L’impressionante immagine dei “buchi” prodotti nella barriera emato-encefalica del cervello di un mammifero esposto per appena 2 ore alle radiazioni alla frequenza delle microonde emesse da un telefono cellulare. (Persson, Salford et al., 2012)

Più precisamente, si creano dei buchi nella fondamentale barriera fra i vasi sanguigni ed il resto del cervello: la cosiddetta “barriera emato-encefalica”. Ciò permette l’accesso a sostanze chimiche tossiche nel cervello, e può in parte spiegare perché molte persone elettrosensibili siano affette anche dalla cosiddetta “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS). Vari studi recenti hanno confermato tale risultato e costantemente riportato un deterioramento cognitivo dopo l’esposizione a campi e.m. a radiofrequenza.

Possibili repliche corrette e varianti all’esperimento

Potete ripetere I’esperimento danese nel vostro giardino. I semi di crescione saranno coltivati in tre luoghi diversi. Ciò include il gruppo di controllo, un gruppo 1 e un gruppo 2 posti a distanze diverse dalla sorgente. Il gruppo di controllo dovrà essere a vari metri dalla sorgente. Se avete un misuratore di campo elettrico, il livello di campo vicino al gruppo di controllo dovrà essere simile al livello di fondo a router spento o almeno 1/10 rispetto al livello di campo sperimentato dal gruppo più vicino al/ai router.

Il gruppo 1 potrà essere posto a una distanza di 10 cm dal/dai router (cioè fra il bordo del router e quello del contenitore con il crescione vi dovranno essere 10 cm). Il gruppo 2 potrà essere posto a 1 metro dal router. Se si dispone di un misuratore di radiofrequenze (o misuratore RF), si misurerà il campo elettrico anche nella posizione dei gruppi 1 e 2, prima a router spento e poi a router acceso. Pertanto, alla fine si avrà una tabella con 6 valori di campo elettrico, 2 per ogni gruppo di semi di crescione.

Un comune misuratore RF, usato anche dalle ragazze danesi, il PCE-EM 29 (potete trovare apparecchi simili in vendita online qui).

Per ottenere risultati accurati, le altre condizioni (ad es. l’insolazione dei semi, verificabile durante l’esperimento con un termometro IR) devono essere il più possibile uguali. Il crescione sarà coltivato all’interno di contenitori di plastica con della terra. L’altezza della crescita verrà registrata due volte al giorno, e verranno fatte delle foto etichettate con la data e l’orario. Inoltre saranno annaffiati due volte al giorno con pari ml di acqua dopo la misurazione. L’esperimento durerà 10-15 giorni.

Tuttavia, la scelta del setup affinché un esperimento di questo tipo possa essere considerato “serio” passa per un’analisi preliminare del campo elettrico di fondo nei 3 punti in cui si intendono collocare i gruppi di semi, cosa fattibile solo con l’impiego di un misuratore RF (un apparecchio come il PCE-EM 29 usato dai ragazzi danesi, e reperibile anche in Italia, costa circa 200 euro). Se infatti il livello di fondo è troppo elevato, occorre schermare la radiazione esterna oppure effettuare l’esperimento altrove.

I campi elettromagnetici di qualsiasi sorgente di solito diminuiscono di intensità man mano che aumenta la distanza dalla sorgente. Molto spesso, tale diminuzione con la distanza può essere approssimata con uno dei seguenti tre tipi di leggi: inverso della prima potenza della distanza (ad es. il campo E, elettrico in V/m, o H, magnetico in μT, in “campo lontano”); inverso del quadrato della distanza (ad es. è il caso della densità di potenza, in W/m2); inverso del cubo della distanza (ad es. è il caso di un elettrodomestico).

Come i campi decrescono con la distanza da una sorgente.

In pratica, i campi elettromagnetici raramente seguono queste leggi di potenza in modo esatto, poiché si allontanano da esse in particolare a distanze molto piccole o a distanze molto grandi. Tuttavia, di solito c’è una buona gamma di distanze in cui queste leggi costituiscono delle buone approssimazioni. Dunque, in campo aperto, il campo elettrico prodotto da un router Wi-Fi (e anche da un telefono cellulare) decresce con l’inverso della distanza, se non ci sono ostacoli o riflessioni (ad es. da parte di edifici).

Per questo motivo, se si ha la possibilità di allontanarsi di una certa distanza dalla sorgente, si potranno facilmente raggiungere livelli simili a quelli di fondo. Il problema, però, è che, se ad es. c’è l’antenna di una stazione radio base della telefonia mobile nelle vicinanze (diciamo “visibile” a occhio nudo), il campo elettrico di fondo potrebbe essere finanche di 2 V/m o superiore, da confrontarsi con quello di un moderno router Wi-Fi dual-band, che a 10 cm dall’apparecchio è di circa 12 V/m (pari a 395 mW/m2).

Tuttavia, in generale non è opportuno condurre questo tipo di esperimenti in ambiente indoor, cioè in casa o all’interno della scuola, per la difficoltà di garantire che non vi siano aumenti del campo elettrico dovuti all’utilizzo di telefonini o di altri dispositivi. Inoltre, all’interno di una stanza il campo elettrico di un Wi-Fi non decresce come in campo aperto a causa delle riflessioni da parte delle pareti, e tende a un plateau, come può fare anche all’aperto (ma in quel caso per la presenza di sorgenti esterne).

Andamento del campo elettrico a varie distanze da un moderno router Wi-Fi domestico dual-band a 2,4 GHz e 5 GHz: dopo un calo rapido, tende a un plateau.

Al limite, si può sfruttare l’ambiente indoor per collocarvi un secondo gruppo di semi di controllo, nel caso in cui il campo elettrico di fondo nella stanza individuata per collocarvi il contenitore in questione risulti costantemente basso e inferiore a quello outdoor. Pertanto, si tratterà di una stanza senza dispositivi elettronici e nella quale non sarà possibile entrare con telefoni cellulari o altri device mobili accesi. Il misuratore RF verrà usato per garantire il rispetto assoluto di tali prescrizioni.

Potete effettuare l’esperimento anche con un telefono cellulare al posto del router Wi-Fi. In questo caso, però, dovete assicurarvi che l’apparecchio emetta radiazioni h24. Infatti, un telefonino emette solo durante una telefonata oppure con traffico dati attivo (in tal caso l’emissione è circa la metà: ad es. se durante la telefonata è di 4 V/m, durante una navigazione sul web è di circa 2 V/m). Poiché gli operatori fanno cadere la linea dopo 1 ora esatta, occorre fare il test con il campo prodotto dal traffico dati.

Una volta assicuratici che il campo elettromagnetico prodotto dal cellulare con la scheda Sim che vogliamo usare sia attivo h24, e disattivata l’opzione “Wi-Fi”,  possiamo decidere di effettuare l’esperimento con le impostazioni di default del telefonino (ovvero lasciandolo libero di scegliere la rete (2G, 3G, 4G o 5G, se disponibile) oppure imporre al cellulare, tramite l’apposito menù, di usare ad es. solo la rete 2G e, in un successivo esperimento, solo la rete 3G o solo 4G, per studiare le differenze negli effetti 3.

Con il metodo illustrato in questo articolo possiamo testare gli effetti delle radiazioni emesse da un router Wi-Fi (a sinistra) o da un telefono cellulare 3G, 4G o 5G (a destra).

Potete effettuare, in seguito o in alternativa, un esperimento anche su piantine (ad es. sempre di crescione) in crescita, purché la loro altezza iniziale sia la medesima. L’ipotesi di lavoro di tale esperimento è che, se una pianta è in contatto con le onde radio di un router Wi-Fi o di un telefono cellulare, la velocità di crescita della pianta diminuirà. In un successivo esperimento, potete studiare se le diverse frequenze delle onde radio della telefonia mobile (ad es. 3G vs. 4G) influenzano il tasso di crescita delle piante.

I gruppi di controllo sono molto importanti perché forniscono il tasso di crescita normale dei semi o delle piantine. Pertanto, tutti i gruppi di semi o piantine devono essere forniti esattamente delle stessa quantità di acqua e di sostanze nutritive. Per un controllo della non variabilità di tali fattori, è possibile collocare 2-3 contenitori con altrettanti gruppi di semi o di piantine – anziché uno solo – in ciascuna delle tre posizioni individuate: (1) livello di fondo; (2) a 10 cm dalla sorgente; (3) a 1 m dalla sorgente.

Esperimenti “evoluti” sui livelli di radiazione indoor

Chi desiderare svolgere esperimenti più “avanzati” sugli effetti biologici dei router Wi-Fi – ad esempio sulle cellule, l’unità fondamentale di ogni organo animale od organismo vivente – può ispirarsi al seguente tipo di esperimento effettuato dal dott. Fiorenzo Marinelli, un biologo che ha studiato per una vita gli effetti dei campi elettromagnetici nel suo laboratorio presso l’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Bologna, e che si può considerare il maggiore esperto italiano sull’argomento.

Marinelli raccontato spesso, nelle sue conferenze in giro per l’Italia, di una sperimentazione fatta qualche anno fa dal suo gruppo di ricerca in un paesino vicino Belluno, per determinare gli effetti nelle abitazioni di una stazione radio base di telefonia mobile, cioè di una torre con le antenne per i cellulari. A tale scopo, hanno collocato in alcune case un’incubatrice tipo quelli usati in laboratorio per coltivare le cellule (non è difficile autocostruirsene una: v. l’articolo Come costruire un’incubatrice per colture cellulari).

L’incubatrice collocata nelle case dal gruppo di Marinelli ed esempio di cellule di controllo vs. cellule esposte alla radiazione nei loro esperimenti. (© F. Marinelli)

Poi hanno messo nell’incubatrice delle cellule in coltura per vedere se la stessa radiazione che colpisce le persone (che in quel caso era, nelle case, di 0,9-2,1 V/m) può essere dannosa per le cellule in coltura. Come illustrato dalla figura qui sopra, le cellule in coltura coltivate in tali condizioni hanno mostrato delle alterazioni importanti, rivelate dal non aver cambiato colore perché con forte sofferenza vitale. Probabilmente, erano o quasi del tutto morte o comunque non funzionavano più.

Infatti, sia le cellule di controllo che quelle esposte al campo elettromagnetico erano state additivate di un colorante biologico che viene metabolizzato. Quindi, quando le cellule sono vive e sane metabolizzano il colore e diventano scure, mentre se sono sofferenti o morte non metabolizzano il colorante e rimangono chiare, cioè gialline in questo caso. Analisi più approfondite di queste cellule esposte e malridotte hanno mostrato che si attivano dei geni della metilazione del DNA che alterano la regolazione genica.

Addirittura, si esprime di più un gene come la caspasi, che ci dice che la cellula sta morendo: infatti, è quello che la cellula attiva quando deve autoeliminarsi perché è troppo danneggiata. Dunque, le cellule esposte hanno mostrato danni alla riproduzione cellulare e alterazione di geni chiave. È quindi molto probabile che questo stesso tipo di danni accadano anche nelle persone esposte al medesimo campo. Per tale motivo, Marinelli raccomanda di non usare il Wi-Fi ma di cablare tutto.

I sistemi powerline usati per cablare il Wi-Fi  sfruttando la rete elettrica di casa come “canale” di trasmissione ad onda convogliata (cortesia F. Marinelli).

Il gruppo di Marinelli ha successivamente effettuato degli studi, in una fattoria in provincia di Bologna, sugli effetti sulle cellule del Wi-Max (operante a 5,8 GHz), tecnologia che serve per trasmettere Internet nelle campagne per grandi distanze, per cui la densità di potenza è maggiore. L’antenna del Wi-Max era a 30 metri dalla stalla, dove alcune cellule sono state messe in coltura, perché i proprietari lamentavano anche una serie di malesseri degli animali, una minore produzione di latte, etc.

Anche in questo caso si è osservata una morìa delle cellule esposte, che non metabolizzano il colorante, mentre quelle di controllo lo metabolizzano bene. Altri studi fatti dal gruppo di Marinelli (Barteri et al., 2014) sugli effetti del Wi-Fi – ancora in corso di pubblicazione – riguardano la modifica della cosiddetta “cinetica enzimatica”. Dentro le nostre cellule, infatti, vi sono degli enzimi che svolgono delle funzioni metaboliche: ad es. la lattato deidrogenasi, la laccasi, la quercetina, il glutatione, etc.

Ebbene, questi enzimi vengono alterati dall’irraggiamento con il Wi-Fi (il glutatione è di interesse anche per le ricerche che si stanno facendo sulla elettrosensibilità e sulla Sensibilità Chimica Multipla). Gli enzimi esposti a un router Wi-Fi hanno bisogno di una quantità maggiore di energia per funzionare, e quindi è come se funzionassero meno all’interno della cellula. Tuttavia, quest’ultimo tipo di esperimenti richiede evidentemente conoscenze di biologia e attrezzature di laboratorio più avanzate.

Invece, i dilettanti possono indagare la vitalità di colture cellulari esposte a radiazioni di sorgenti Wi-Fi o della telefonia mobile (2G/3G/4G/5G) semplicemente valutando l’attività proliferativa della popolazione cellulare mantenuta in coltura. In pratica, il mezzo più diretto per misurare la proliferazione cellulare – una misurazione del numero di cellule che si dividono attivamente – è contare il numero di cellule presenti, che si può fare in modo simile al caso dei batteri (v. Come contare le colonie in microbiologia).

I vari tipi di esperimenti illustrati o accennati in questo articolo per la valutazione degli effetti biologici di sorgenti di campi elettromagnetici (router Wi-Fi, telefonini, etc.).

Un conteggio delle cellule è una misura diretta e decisamente quantitativa della proliferazione e della vitalità cellulare. Infatti, la vitalità cellulare – definita come il numero di cellule sane in un campione – determina la quantità di cellule (indipendentemente dalla fase attorno al ciclo cellulare) viventi o morte, dato un campione di “X” cellule totali. Le misurazioni del contenuto di DNA o dell’attività metabolica sono correlate, e possono offrire maggiori informazioni sulla condizione fisica e sullo stadio del ciclo cellulare.

Molti ricercatori accettano la valutazione dell’attività metabolica come alternativa per misurare la proliferazione, come nei citati esperimenti di Marinelli. Mentre il cambiamento del numero di cellule è una misura assoluta della proliferazione cellulare, l’attività metabolica è più una misura della salute delle cellule. La combinazione di entrambi questi test (conteggio delle cellule e valutazione dell’attività metabolica) può fornire una visione più dettagliata dell’attività cellulare.

Un approccio classico per valutare l’attività metabolica in esperimenti cellulari in vitro – come quello di Marinelli – comporta l’uso di sali di tetrazolio che vengono scissi dalle cellule metabolicamente attive per formare sali di formazolo colorati, insolubili in acqua (MTT) o solubili in acqua (XTT, WST-1 e WST-8), che possono essere misurati per assorbanza. La quantità di colorante di formazan prodotta è direttamente proporzionale al numero di cellule metabolicamente attive.

Una busta di sali di tetrazolio (a sinistra) e la formazione di sali di formazolo di differente colore a seguito dell’attività metabolica cellulare (a destra).

Più in generale, gli esperimenti sugli effetti dei campi elettromagnetici si possono fare a livello di cellule (in vitro) oppure di interi organismi (in vivo), ed a livello più qualitativo o più quantitativo. Qui ne abbiamo visti (v. tabella qui sopra) due esempi più qualitativi (ma di grande impatto visivo) e due più quantitativi effettuabili su piante vive e su cellule coltivate in vitro. Invece, nell’articolo L’effetto dei campi elettromagnetici sui moscerini, mostreremo come effettuare esperimenti in vivo su tipici organismi usati per esperimenti di laboratorio – i moscerini della frutta – esaminando l’effetto su di essi di vari tipi di campi elettromagnetici ad alta ed a bassa frequenza.

 

Note

1 In Italia, i telefoni cellulari operano in bande a varie frequenze per comunicare con la stazione radio base: 800 MHz (4G o LTE), 900 MHz (2G/3G, o GSM/UMTS), 1,8 GHz (2G/4G, o GSM/LTE), 2,1 GHz (3G o UMTS), 2,6 GHz (4G o LTE). Un router Wi-Fi come quelli presenti nelle nostre case, invece, opera – come del resto il protocollo di comunicazione senza fili noto come “bluetooth” – nella banda a 2,4 GHz (la stessa di un forno a microonde, che lavora a 2,45 Ghz), ed i modelli di router più recenti anche a 5 GHz.

2 Nel 2012 due scienziati russi hanno pubblicato un importante lavoro dal titolo “Comparison of cytotoxic and genotoxic effects of plutonium-239 alpha particle and mobile phone GSM 900 radiation in the Allium cepa test”. In pratica, hanno preso le cellule di un vegetale, la cipolla – che non è condizionabile psicologicamente – e le hanno sottoposte a due tipi di radiazioni: quelle ionizzanti, che causano la rottura dei legami molecolari, e quelle non-ionizzanti, che apparentemente non dovrebbero causare tali rotture.

Il risultato di questo esperimento è stato che il danno biologico, nei due casi (1-radiazioni ionizzanti e 2-non-ionizzanti), è praticamente sovrapponibile, e consiste in: aumento della mitosi cellulare, alterazione dei cromosomi, deformazione dei micronuclei, etc. Le radiazioni del telefono cellulare GSM 900 e le radiazioni alfa del plutonio-239 hanno inoltre indotto effetti sia clastogeni (una forma di mutagenesi che può essere all’origine di una carcinogenesi) che aneugenici (cioè mutageni a carico del numero di cromosomi).

3 Non è infatti vero che un telefonino 3G (UMTS) sia meno pericoloso di un 2G (GSM), come molti credono: infatti, nonostante la potenza emessa dal 3G sia minore, vi sono già evidenze epidemiologiche e di laboratorio che mostrano come il danno al DNA e il rischio di tumore al cervello con l’UMTS sia maggiore.  Secondo il professor Lennart Hardell e colleghi (Morgan et al., 2016), il rischio di cancerogenesi è circa 3 volte maggiore con i telefoni 3G (UMTS) che con i vecchi telefonini 2G (GSM), come illustrato in figura.

 

Fonti e approfondimenti

  1. 9th Graders in Denmark Expose Plants To Cellphone Radiation In Experiment, 2017, https://cassmd.com/9th-graders-denmark-expose-plants-cellphone-radiation-experiment/
  2. Pesnya D.S., Romanovsky A.V., “Comparison of cytotoxic and genotoxic effects of plutonium-239 alpha particle and mobile phone GSM 900 radiation in the Allium cepa test”, Mutation Research / Genetic Toxicology and Environmental Mutagenesis, 2012, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23059817
  3. A Swedish study links mobile phones to brain damage, 2004, https://www.thecellphonechipstore.com/cell-phone-radiation-science/study-links-mobile-phones-to-brain-damage/
  4. Morgan L.L. et al., “Are Third Generation Cellphones with Lower Radiated Power More             Carcinogenic Than Second Generation Cellphones? An Exploration of Recent Data”, 2016, https://ehtrust.org/wp-content/uploads/Epidemiological-Evidence-on-the-Relative-Toxicity-from-Modulated-Radio-Frequency-Radiation-for-Glioma-Risk-v3-4-21-16.pdf
  5. 3G UMTS Cellphones Could Be More Carcinogenic Than 2G GSM Cellphones, https://ehtrust.org/3g-umts-cellphones-carcinogenic-2g-gsm-cellphones/
  6. Wilke I., “Biological and pathological effects of 2.45 GHz radiation on cells, fertility, brain and behavior”, 2018, http://kompetenzinitiative.net/KIT/wp-content/uploads/2018/06/Wilke_2018_Review_2_45_GHz_Eng_df_END1.pdf
  7. Pall M.L., “Wi-Fi is an important threat to human health”, Environmental Research, 2018, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29573716
  8. Pall M.L., “Wi-Fi as a very substantial threat to human health” (documento interamente scaricabile), 2017, https://www.elettrosensibili.it/wp-content/uploads/2017/04/Wi-Fi-MPall_2017.pdf
  9. Othman H. et al., “Postnatal development and behavior effects of in-utero exposure of rats to radiofrequency waves emitted from conventional WiFi devices”, Environ. Toxicol. Pharmacol., 2017, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28458069
  10. Barteri M. et al., “Effects of microwaves (900 MHz) on peroxidase systems: A comparison between lactoperoxidase and horseradish peroxidase”, Electromagn. Biol. Med., 2016, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25577980
  11. Marinelli F. et al., “Exposure to 900 MHz electromagnetic field induces an unbalance between pro-apoptotic and pro-survival signals in T-lymphoblastoid leukemia CCRF-CEM cells”, J. Cell. Physiol., 2004, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14603534
  12. Marinelli F., Presentazione orale “Campi elettromagnetici, Wi-Fi, cellulari e salute”, Convegno di Bagno a Ripoli (FI), 25 novembre 2018, https://www.youtube.com/watch?v=nh5tlj0zYN0&t=1414s
  13. Jenny si suicida a 15 anni ed i genitori accusano la scuola: colpa del Wi-Fi, https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/05/jenny-si-suicida-a-15-anni-ed-i-genitori-accusano-la-scuola-colpa-del-wifi-002603045.html