Come scegliere il partner ideale

In una sala affollata i vostri occhi incrociano lo sguardo di una persona dell’altro sesso e all’improvviso «sentite» che quella è la persona giusta per voi: non avevate mai provato prima una sensazione simile. L’amore è senza dubbio un’emozione irrazionale e la scelta del partner riflette di solito quest’irrazionalità. Ma, da un punto di vista “scientifico”, e più precisamente matematico, con quanti partner occorre avere una relazione prima di sposarsi e di sistemarsi se si vuole avere la ragionevole certezza di aver fatto la scelta giusta? Scopriremo che la medesima strategia può essere usata nella ricerca di una casa ideale.

Secondo Peter Todd, un ricercatore del Max Planck Institute for Psychological Research, in Germania, l’esperienza preventiva con una dozzina di partner dovrebbe essere sufficiente; dopodiché si è pronti per accasarsi a ragion veduta con il primo partner che si incontra il quale superi tutti i precedenti nell’essere per noi un «buon partito», inteso qui come l’altra perfetta «metà della mela» dal punto di vista sentimentale, caratteriale, eccetera. Tuttavia, se i propri sforzi dettati dall’entusiasmo di cercare il partner ideale portano ad andare a letto con più di 30 potenziali partner, si è probabilmente effettuata una ricerca eccessiva.

Verso la scelta del compagno perfetto

Entrambe le precedenti affermazioni hanno un semplice spiegazione. Infatti, analizzando a fondo la dozzina di persone da cui si è state attratte, ci si forma incosciamente dei criteri di cosa si cerca in un compagno. Tali criteri vengono usati automaticamente nella scelta del partner successivo, che diventa forse una scelta un po’ più fredda e razionale, ma può portare finalmente al proprio compagno perfetto. Per ottenere abbastanza informazioni per effettuare una buona scelta di chi dovrebbe essere l’«amore della propria vita», d’altra parte, non occorrono moltissime esperienze. Trovare a quel punto il partner giusto è, però, una questione di fortuna e per questo tale ricerca può a volte durare un’intera vita.

Le cose cambiano invece se, una volta che ci siamo fatti un’idea del tipo di partner che vorremmo, non andiamo alla ricerca di un partner ideale inesistente o assai difficile da trovare e conquistare, bensì ci «accontentiamo» – si fa per dire, perché non si tratta comunque di una richiesta piccola – di trovare il miglior partner possibile tra le persone che frequentiamo o che possiamo sperare di frequentare in futuro. Infatti in questo caso il problema iniziale del come fare con ragionevole certezza la scelta giusta diventa in pratica il seguente: dopo le prime esperienze, se voglio minimizzare il rischio di fare una scelta di cui potrei poi pentirmi, come faccio a sapere quando mi conviene fermarmi nella ricerca del partner?

Per trovare il partner “ideale” ,occorre cercarne non uno idealizzato inesistente, bensì scegliere al meglio tra le occasioni che concretamente si presentano nella vita.

Il problema può essere formalizzato come segue. Una persona A ha nel tempo una serie di partner in successione casuale: 1, 2, 3, e così via. Per A si pone, per ogni partner, un dilemma: quel partner può essere quello giusto da sposare oppure solo uno da scartare con la naturale speranza che il successivo sia migliore ma, talvolta, con la paura che proprio quello scartato fosse il migliore. Ogni volta che A decide il da farsi, ciò che è stato deciso influenza fortemente le scelte successive: infatti non è pensabile di mettersi insieme con un partner in precedenza ripudiato e, d’altra parte, una volta sposati è troppo tardi per cambiare idea.

Ebbene, il problema della ricerca del miglior partner possibile attraverso il mettere alla prova uno dopo l’altro, avendoci una relazione, una serie di candidati può essere affrontato in maniera quantitativa utilizzando la cosiddetta tecnica del «fermarsi al momento giusto» (optimal stopping). Entrando nei dettagli di questa tecnica è possibile anche capire perché una dozzina di partner o giù di lì – scelti, eventualmente, un po’ «a caso» tra i single o le single in circolazione – possano rappresentare il numero ideale di partner da sperimentare prima di andare a caccia del vero partner della vita, quello da sposare (vedi la sezione seguente).

La strategia del fermarsi al momento giusto

La soluzione del problema di quando a un «monogamista seriale» maschio o femmina convenga fermarsi, nella ricerca del compagno per l’intera vita, può essere illustrata in modo semplice ed istruttivo con un piccolo esempio.

Supponiamo di poter avere una relazione nella nostra vita giovanile – prima, cioè, di diventare troppo «vecchi» per trovare un partner, sposarsi e avere dei figli – con N persone, tutte pertanto potenziali «amori per il resto della vita». A posteriori saremmo in grado di classificare in ordine crescente questi partner con un numero che va da 1 (il peggiore) a N (il migliore). Tuttavia nella realtà li incontriamo in un ordine casuale che non riflette certo l’ordine di classifica.

Il difficile è sapere quando “fermarsi” nella ricerca del partner.

Per esempio, se N = 4, vi sono 24 possibili successioni di incontro dei partner 1, 2, 3 e 4: 1234, 2134, 3124, 4123, 1243, 2143, 3142, 4132, 1324, 2314, 3214, 4213, 1342, 2341, 3241, 4231, 1423, 2413, 3412, 4312, 1432, 2431, 3421, 4321. Perciò, quando uno ha avuto una relazione con, diciamo, 2 soli partner, non può sapere se uno di questi due è il candidato migliore dei quattro, il peggiore, o se magari entrambi si collocano in una posizione di classifica intermedia.

Se chiamiamo M il numero minimo di partner che decidiamo di avere solo per fare esperienza prima di iniziare la caccia all’amore definitivo – e dunque M è il primo candidato accettabile per un eventuale matrimonio – allora il miglior modo per fare la scelta più importante della propria vita è ovviamente quello di scegliere come compagno definitivo, a partire dal partner M-esimo compreso in poi, il primo partner che valutiamo essere migliore di tutti gli M-1 partner già avuti. Ma il problema che si pone è: come facciamo a determinare il valore ideale di M?

Per capire quale sia il miglior valore di M nel caso N = 4 (per cui M è compreso tra 1 e 4) contiamo, per ciascun valore di M, le possibili successioni di incontro dei partner con cui «pescheremmo» il migliore dei quattro candidati:

Come si vede, se N = 4 il miglior valore per il numero minimo di partner da sperimentare è M = 2, poiché in questo caso si troverebbe il partner migliore dei quattro, in media, ben 11 volte su 24, cioè il 45,8 percento delle volte. Si noti che, scegliendo invece M = 1 o M = N = 4, si troverebbe la persona della propria vita soltanto 6 volte su 24, che è la stessa probabilità dello scegliere uno degli N partner a caso: 1 su N. Ma più in generale, se il numero N di persone con cui pensiamo di poter avere una relazione prima di andare troppo in là con gli anni è più grande di 4, allora come si determina il valore ideale di M?

È possibile dimostrare in modo più elegante che non compilando tabelle (anche se vi risparmio la complessa procedura per farlo) che più N tende a valori grandi e più il valore ottimale di M tende a N/e, cioè a N diviso il cosiddetto «numero di Nepero» e = 2,7183…, famoso perché in matematica è la base dei logaritmi naturali; mentre la probabilità di scegliere con questo valore ottimale di M il migliore degli N partner tende a 1/e = 0,3678, cioè circa 0,37, per cui si trova il partner migliore il 37 percento delle volte. Poiché, come appena detto, M tende a N/e = N × 0,37, ciò equivale a dire che l’ideale è avere una relazione con il 37 percento degli N partner prima di considerare la possibilità di sceglierne uno per tutta la vita.

La “strategia del 37%” applicata alla ricerca di un partner.

Perciò, se pensiamo di poter avere in media due partner all’anno dai 18 ai 35 anni, ovvero N = 34, allora M = 34 × 0,37 = 11,8, cioè dobbiamo avere circa 12 partner prima di iniziare la «grande caccia». In questo modo abbiamo intorno al 37,7 percento di probabilità di sposare il migliore degli N candidati che potremmo mai avere nella nostra vita, ma ben il 90 percento di probabilità di sposare una persona appartenente al ristretto 10 percento dei partner migliori fra gli N. In altre parole, al crescere di N diminuisce la probabilità di scegliere il migliore di essi, ma aumenta quella di scegliere un partner di notevole livello assoluto.

Alcune osservazioni e curiosità

  • Nella vita di tutti i giorni si incontrano molte altre situazioni, oltre alla ricerca del partner migliore, in cui si devono prendere una serie di decisioni concatenate per compiere alla fine la miglior scelta possibile. E ciò senza avere in genere la possibilità di fare, in un secondo momento, marcia indietro sulle varie decisioni intermedie via via prese. Un esempio è dato dalla ricerca di una casa da acquistare o affittare. La ricerca della migliore abitazione possibile tra quelle che ci vengono proposte – anche qui, infatti, se non si è dei piccoli nababbi occorre rinunciare all’idea di una casa da sogno – è un problema con molte analogie con quello della ricerca del miglior partner. Con una differenza: è più semplice cambiare una casa piuttosto che cambiare un coniuge!
  • Il problema matematico del come riuscire a fermarsi al momento giusto nella ricerca dell’anima gemella è stato affrontato per la prima volta già alla fine dell’Ottocento dal matematico inglese Arthur Cayley. Egli ha posto le basi per la soluzione del problema, ma è solo nel secolo scorso che esso ha trovato una soluzione precisa grazie al lavoro del matematico Eugenii Dynkin. Il problema, fra l’altro, è analogo al più noto «problema della segretaria», in cui un datore di lavoro sceglie una segretaria applicando la regola del 37 percento: su 100 candidati visiona i primi 37 e si fa un’idea del livello dei partecipanti e di ciò che desidera, dopodiché la prima persona – a partire dalla 38-esima in poi – che batte le precedenti in quanto a requisiti viene assunta.

La soluzione del famoso “problema della segretaria”.

Secondo un famoso studio effettuato negli anni Novanta su un campione di 3.500 uomini e donne statunitensi di età compresa tra i 18 e i 59 anni, nel corso della loro vita le donne americane hanno, in media, 2 partner sessuali, mentre i maschi ne hanno tipicamente 6. Circa l’80 percento degli intervistati ha dichiarato di essere stato fedele al proprio partner durante il matrimonio. La discrepanza nel numero di partner dichiarati da uomini e donne sembra essere dovuta al fatto che pochi individui maschi detengono la maggior parte delle relazioni sessuali all’interno di una comunità, una situazione simile alla distribuzione della ricchezza in una società, che è in gran parte concentrata nelle mani di pochi: sia la distribuzione dei partner sia la distribuzione della ricchezza fra le persone seguono infatti una legge di potenza. Il fatto è che proprio questi maschi iperattivi, che hanno avuto più di 20 partner, tendono a dichiarare un numero estremamente alto e spesso impreciso di relazioni, fornendo dei numeri arrotondati e solo stimati.

 

Per saperne di più

  • Clio Cresswell, Mathematics and Sex, Allen & Unwin, St. Leonards, Australia, 2003.
  • Riccardo Bersani, Ennio Peres, Corso di sopravvivenza, Tea, Milano, 1998.
  • Eugenii Dynkin, The optimum choice of the instant for stopping a Markov Process, Soviet Math., n°4, pagg. 627-629, 1963.

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