Come parcheggiare in modo perfetto

Affiancarsi a una macchina per poi parcheggiare facendo retromarcia è solo all’apparenza una manovra eseguibile da tutti con un semplice colpo d’occhio e un po’ di abilità. Infatti, i danni subiti in tali circostanze o in altre manovre a bassa velocità che gli automobilisti britannici denunciano alle assicurazioni ammontano ad oltre 220 milioni di euro l’anno. Così una società assicurativa d’Oltremanica, la Esure, si è chiesta se si poteva trovare il modo di evitare un simile spreco, ed ha incaricato una ricercatrice di matematica di risolvere il problema, trovando l’equazione di quello che si può definire il “parcheggio perfetto”.

Il problema del parcheggio in parallelo è stato affidato a Rebecca Hoyle, una studiosa dell’Istituto di matematica dell’Università del Surrey, in Inghilterra, la quale lo ha risolto in modo scientifico, mettendo a punto una formula per entrare nello spazio di parcheggio senza problemi per il guidatore e per le automobili dei malcapitati vicini. Che lo crediate o no, per parcheggiare un veicolo tra altri due e poco distante dal marciapiede occorre risolvere una complicata equazione, da cui si possono però ricavare delle utili regole pratiche.

Come parcheggiare l’auto in 5 mosse

I cinque passi da seguire per realizzare un parcheggio perfetto, ricavabili dalle formule matematiche mostrate nella sezione seguente e adattati al guidatore italiano (poiché in Inghilterra la guida è, come noto, a sinistra) sono i seguenti:

  1. Posizionarsi con la macchina più avanti rispetto allo spazio tra due automobili vicine al marciapiede nel quale si vuole parcheggiare. Tale spazio deve essere pari ad almeno una volta e mezza la lunghezza della propria auto, mentre la distanza laterale dall’auto davanti deve essere circa mezzo metro.
  2. Fare retromarcia finché la propria auto affianca quasi del tutto l’auto davanti al «buco» in cui si vuole parcheggiare (per auto di lunghezza media basta che le ruote anteriori dei due veicoli arrivino quasi ad allinearsi). Dopodiché girare bene il volante in senso orario, e fare lentamente retromarcia.
  3. Quando l’auto forma un angolo di 45 gradi rispetto al marciapiede (cioè in pratica le ruote anteriori sono press’a poco all’altezza di quelle posteriori dell’altra vettura e non vi sono contatti di parafanghi), girare completamente il volante in senso antiorario e proseguire adagio la manovra di retromarcia.
  4. Non appena la parte anteriore del proprio veicolo si avvicina al marciapiede, raddrizzare il volante girandolo rapidamente in senso orario. Girandolo troppo tardi, la parte anteriore del veicolo urterà contro il marciapiede; girandolo troppo presto, si parcheggerà troppo lontano dal marciapiede.
  5. Muovere l’auto leggermente in avanti raggiungendo una posizione parallela al marciapiede e ponendosi a uguale distanza dai due veicoli vicini.

La manovra di entrata in un parcheggio longitudinale. 

Con questo sistema si può riuscire ad entrare in un «buco» di lunghezza non molto maggiore di quella della machina stessa. Naturalmente occorre un po’ di «occhio» per riuscire a portare la vettura alla giusta distanza dal marciapiede (circa 15-20 cm dal ciglio). Se necessario, inoltre, occorre rettificare la posizione del veicolo ricorrendo eventualmente a due o tre spostamenti avanti e indietro, così da lasciarlo non lontano dal marciapiede e in modo tale che le due auto contigue, quella antistante e quella retrostante, possano partire senza troppi problemi.

Quella del parcheggio è una vera e propria arte. Stanno a dimostrarlo le migliaia di ammaccature e di graffi presenti sulle automobili in ogni città, soprattutto in quelle più grandi e nei centri urbani densamente popolati, dove il numero di auto va ormai costantemente aumentando e lo spazio a disposizione per parcheggiare purtroppo va di pari passo diminuendo. Per questo motivo la manovra del parcheggio deve essere presa sempre più in seria considerazione all’esame per la patente di guida, affinché possa far parte del bagaglio tecnico di ogni automobilista.

Il parcheggio in parallelo di un tir è diverso da quello di un’auto.

L’equazione del parcheggio perfetto 

La magica formula che garantisce all’automobilista di entrare senza difficoltà nello spazio di parcheggio tra due auto poste lungo un marciapiede deriva da tre richieste iniziali, descritte da altrettante equazioni, che devono essere soddisfatte.

La prima equazione descrive semplicemente il fatto che, per entrare nel «buco» con la nostra auto di larghezza w ci dobbiamo affiancare parallelamente all’auto davanti e procedere pian piano in retromarcia, effettuando una manovra a forma di «S», in cui i due tratti di cerchio interni ed esterni percorsi hanno un raggio di curvatura r. Perciò, la distanza laterale p dall’auto davanti è data da:

p = r – w/2

Se b è la distanza tra la parte posteriore della nostra auto e il punto di mezzo tra i due assi della vettura stessa, allora si può dimostrare geometricamente (ma non lo faremo) che la lunghezza minima del «buco» tra le due macchine parcheggiate richiesta per la precedente manovra è data da b, più la larghezza w della nostra auto, più due volte il raggio minimo di curvatura r, cioè:

 Lunghezza buco > w +2r + b

Infine, la distanza f tra il punto di mezzo fra i due assi e la parte anteriore della nostra auto deve essere inferiore o uguale alla larghezza w dell’auto stessa più due volte il raggio di curvatura r meno la distanza g fra la nostra auto e quella davanti al termine della manovra. Ovvero, tradotto in formula:

f < w + 2r – fg

Pertanto, tenendo conto delle tre richieste appena illustrate, non urteremo le auto vicine o il marciapiede se sarà soddisfatta l’equazione, o disuguaglianza:

max [(r+w/2)2 + f 2, (r+w/2)2 + b2)] < min [(4r 2, (r+w/2+k)2]

dove k è la distanza tra la nostra auto e il marciapiede alla fine della manovra. In pratica, questa formula fornisce insieme alle precedenti la giusta posizione iniziale della nostra auto, lo spazio minimo richiesto per parcheggiare e per la corretta esecuzione della manovra a «S», come di descritto in precedenza in quest’articolo.

Le donne sembrano non avere la fama di buone parcheggiatrici.

Alcune osservazioni e curiosità

  • La procedura di parcheggio perfetto presentata in questo paragrafo è molto più di una semplice curiosità. Essa, infatti, può essere pre-registrata nella memoria dei computer che saranno presenti sulle auto in un prossimo futuro. Così, grazie a un «aiutante elettronico» costituito da un computer affiancato da un navigatore satellitare, telecamere e sensori vari, il guidatore dovrà solo avvicinarsi al posto libero in cui vuole parcheggiare e innestare la retromarcia. Dopodiché penserà il sistema, in maniera autonoma, a girare lo sterzo e innestare le marce realizzando in pochi secondi un parcheggio perfetto. Questa tecnologia, nota come Intelligent Parking Assist, è già una realtà, ed ora si studiano auto capaci di cercarsi da sole un posto libero all’interno di un parcheggio.
  • Oltre al parcheggio in senso longitudinale, cioè parallelo alla direzione di marcia vicinissimo al ciglio del marciapiede, vi sono altri due modi in cui si può parcheggiare una macchina: in senso trasversale alla direzione di marcia e a spina di pesce, cioè obliquamente. Anche in questi altri due tipi di parcheggio è sempre caldamente consigliabile entrarvi a marcia indietro (a meno che la spina di pesce non «inviti» ad entrarvi a marcia in avanti): in questo modo, potendo a suo tempo uscire a marcia in avanti, sarà molto più facile abbandonare il parcheggio per reinnestarsi nella corrente di traffico senza causare intralcio agli altri automobilisti e perdere un tempo altrimenti maggiore.

Un classico parcheggio a “spina di pesce”.

Il problema del parcheggio perfetto di un veicolo non è certamente l’unica situazione in cui la scienza può essere di aiuto pratico all’automobilista. Pochi sanno che il consumo di benzina dipende dal modo di guidare più che dalle caratteristiche del motore. Si può risparmiare carburante non solo limitando la velocità in autostrada – più si è veloci, infatti, e più la resistenza dell’aria incide sui consumi – ma anche e soprattutto in città, dove le violente frenate e accelerate costano assai care in termini di benzina. In pratica occorre accelerare sempre molto gradualmente. Mentre, se si prevede di fermarsi a un semaforo o davanti a un portone, bisogna sollevare molto tempo prima il piede dall’acceleratore e premere a fondo la frizione (per evitare l’azione frenante del motore): l’inerzia dell’auto spingerà il veicolo, sia pur più lentamente, e non si dovrà dissipare energia in una brusca frenata.

 

Per saperne di più

  • Rebecca Hoyle, Requirements for a perfect s-shaped parallel parking manoeuvre in a simple mathematical model, http://www.gap3.com/esureformula/, Aprile 2003.
  • Ernesto Tron, L’arte di guidare, Touring Club Italiano, Milano, 1958.

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