Come funzionano i dispositivi di Sweet e Manelas?

Floyd “Sparky” Sweet, un geniale inventore con una notevole conoscenza del magnetismo, ha utilizzato dei magneti in ferrite di bario e delle bobine speciali per produrre uno straordinario dispositivo a stato solido capace di produrre elettricità gratuita estraendo energia, verosimilmente, dal vuoto. Testimoni credibili hanno visto la sua invenzione convertire l’energia invisibile dello spazio in quantità utilizzabili di energia elettrica senza usare carburante, batterie o connessioni a una presa. Il dispositivo di Sweet ha ispirato il lavoro e il successo di altri inventori, come ad esempio l’Ing. Arthur Manelas.

Floyd Sweet è cresciuto nel Connecticut, in un’epoca in cui le radio erano fatte in casa. All’età di nove anni, il suo intenso interesse per il funzionamento delle cose è stato diretto alla costruzione e allo smontaggio di radio e altri apparecchi elettrici. Quando Sweet aveva diciotto anni, un amico di famiglia lo aiutò a trovare lavoro presso la vicina fabbrica della prestigiosa multinazionale General Electric mentre andava al college, azienda dove è rimasto anche dopo aver completato la sua formazione.

Sweet era uno scienziato professionista e ha lavorato nel centro di ricerca e sviluppo della General Electric a Schenectady, New York, dal 1957 al 1962, un lavoro da sogno in cui poteva utilizzare un laboratorio ben attrezzato per seguire le sue intuizioni su intriganti progetti sul magnetismo, argomento per il quale aveva una profonda passione: quella linea di ricerca lo affascinava. Nel 1969, ha anche conseguito un master presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Una volta che fu andato del tutto in pensione, nei primi anni ’80, trascorse molte ore ogni giorno a costruire un dispositivo che potesse attingere all’energia di quel campo magnetico che egli riteneva permeasse l’intero universo. Ma la moglie si ammalò e fu invalida per gli ultimi sette anni della sua vita, e Sweet stesso ebbe un periodo di quasi cecità. Nonostante questi problemi, lavorava sul suo dispositivo quando non stava preparando i pasti e badando alle necessità della moglie.

Floyd Sweet fotografato nella sua casa accanto alla moglie ormai invalida.

Il “dispositivo di Sweet” e le sue repliche

Per decenni, i ricercatori di nuove forme di energia hanno parlato della possibilità di trattare un magnete in modo che il suo campo magnetico si scuotesse o vibrasse continuamente. In rare occasioni, Sweet ha visto che questo effetto, chiamato auto-oscillazione, si verifica nei trasformatori elettrici. Sentiva che poteva essere indotto per fare qualcosa di utile, come produrre energia elettrica.

Sweet pensava che, se fosse riuscito a trovare il modo preciso per scuotere o disturbare il campo di forza di un magnete, il campo avrebbe continuato a tremare da solo. Sarebbe stato come colpire una campana e far suonare il campanello. Sweet ha detto che le sue idee gli sono venute in mente ispirato dalla sua esperienza nei magneti. Sweet saperva che i magneti potevano già essere utilizzati per produrre energia elettrica,ma l’idea era di usare qualcosa di diverso dal processo di induzione standard.

Quello che Sweet voleva fare era tenere il magnete fermo e scuotere il suo campo magnetico; questo scuotimento, a sua volta, avrebbe creato una corrente elettrica. Sweet pensava che, se l’energia presente nello spazio avesse potuto essere catturata per fungere da brezza, allora il campo magnetico avrebbe potuto fungere da foglia. Egli avrebbe dovuto solo fornire una piccola quantità di energia per mettere il campo magnetico in movimento, e l’energia dello spazio lo avrebbe mantenuto in movimento.

Nel 1985, aveva inventato una serie di magneti appositamente “condizionati”, avvolti con fili. Per testare il suo dispositivo, Sweet ha scaricato una corrente nella bobina di filo attorno al magnete. Di conseguenza, la bobina ha disturbato il campo del magnete. Era come se Sweet avesse “spezzato” il campo del magnete portandolo fuori posizione per metterlo in movimento. Sweet ha poi collegato una lampadina da 12 V, e un’ondata di energia è fuoriuscita dalla bobina, e dal bulbo un bagliore luminoso, bruciandolo.

Floyd Sweet ha così poi realizzato un dispositivo che rientra nella categoria dei magneti permanenti con intorno bobine opportunamente alimentate, e soprannominato “Triodo Amplificatore a Vuoto” (o VTA) dall’Ing. Tom Bearden, anche se il nome non sembra esserne una descrizione particolarmente accurata. Tale dispositivo, che molti esperti hanno avuto occasione di esaminare, usava la maggior parte dei concetti che il suo autore aveva così faticosamente e lentamente formulato nel corso degli anni.

Il dispositivo di Sweet era in grado di produrre più di 1 kW di potenza in uscita a 120 V di tensione, 60 Hz di frequenza ed era autoalimentato. L’aspetto sorprendente del dispositivo di Sweet era che produceva molta più elettricità di quella che usava. L’uscita è un’energia che assomiglia alla normale elettricità, in quanto alimenta motori, lampade, etc. Ma quando la potenza del carico applicato aumenta, sorprendentemente si verifica una caduta di temperatura del dispositivo, anziché l’aumento di temperatura previsto.

Uno dei banchi di prova (con le lampadine come carico) del dispositivo di Sweet.

Il primo dispositivo realizzato da Sweet ha prodotto solo 6 watt. Il secondo ha prodotto 500 W In uscita con un ingresso da 10 V, 33 mA. Quindi, ciò si traduce in un COP di circa 1.500.000! Successivamente, Sweet ha prodotto diversi altri modelli, tra cui un sistema in grado di produrre 5 kW di potenza. Inoltre, ha sviluppato molti altri dispositivi correlati che sono di grande importanza per la nuova fisica emergente dell’“ingegneria del vuoto”, sulla quale si basa il funzionamento del suo apparato più noto.

Il dispositivo di Sweet è stato parzialmente replicato da alcuni sperimentatori. Ognuno è riuscito ad attivare i magneti in modo che entrassero in auto-oscillazione, e nell’ottenere in uscita più potenza di quella fornita in ingresso ma, fra gli inventori che lo hanno replicato, Arthur Manelas è l’unico noto aver raggiunto tale COP, come ho illustrato nell’articolo L’incredibile “dispositivo di Manelas” e il nanomagnetismo, del quale raccomando caldamente la lettura perché complementare al presente articolo.

A parte il caso di Manelas, il periodo più lungo per il quale hanno mantenuto l’attivazione è stato di circa 6 settimane. Almeno uno ha illuminato una lampadina da 100 W, ma l’uscita è poi calata. Spesso l’attivazione (da parte dei replicatori) è durata solo un minuto o due, poi alcuni minuti quando il dispositivo è stato migliorato, etc. Perciò, il dispositivo di Sweet potrebbe essere replicato e sviluppato, ma solo da una squadra molto competente di esperti in diverse discipline.

Come costruire un dispositivo di Sweet

Le informazioni disponibili pubblicamente sul dispositivo di Sweet sono limitate, ma dalle informazioni che è possibile trovare da approfondite ricerche su Internet risulta che esso è costituito da uno o due grandi magneti permanenti in ferrite (grade 8, dimensioni 150 mm x 100 mm x 25 mm), con bobine avvolte su tre piani reciprocamente ad angolo retto tra loro (cioè lungo gli assi x, y e z).

L’Ing. Walter Rosenthal mostra un magnete simile a quelli usati da Sweet, con cui collaborava. (dal documentario: “Energy from the vacuum”)

La piastra, o magnete, ha intorno tre avvolgimenti corrispondenti ad altrettante bobine. La bobina “A” è la bobina di ingresso. La bobina “B” è la bobina di uscita. La bobina “C”, invece, è utilizzata per il cosiddetto “condizionamento”, come vedremo più avanti (il processo che “condiziona” è la parte “critica” della macchina e la prepara per il funzionamento). Ecco le caratteristiche costruttive delle tre bobine:

  • La bobina “A” viene avvolta prima attorno al perimetro esterno, per cui ogni volta ha 150 + 100 + 150 + 100 = 500 mm di lunghezza (più una piccola quantità causata dallo spessore del materiale della bobina). Ha circa 600 giri di filo da 28 AWG (0,3 mm).
  • La bobina “B” è avvolta sulle facce da 100 mm, quindi un giro è lungo circa 100 + 25 + 100 + 25 = 250 mm (più una piccola quantità per lo spessore precedente e la bobina di compensazione “A”). Ha tra 200 e 500 giri di filo da 20 AWG (1 mm).
  • La bobina “C” è avvolta lungo la faccia da 150 mm, quindi un giro è lungo 150 + 25 + 150 + 25 = 350 mm (più lo spessore precedente, più spazio per la bobina “A” e la bobina “B”). Ha tra 200 e 500 giri di filo da 20 AWG (1 mm) e deve corrispondere il più possibile, come resistenza, alla bobina “B”.

Le tre bobine perpendicolari vanno collocate intorno al magnete in ferrite di bario.

La normale magnetizzazione dei magneti in ferrite viene modificata applicando improvvisamente 20.000 volt o più – forniti da una serie di condensatori (510 Joule) – alla bobina “C” di condizionamento, mentre in contemporanea si fornisce una corrente alternata da 1 Amp a 60 Hz (o 50 Hz negli USA) attraverso la bobina “A” di eccitazione. La corrente alternata in questione dovrebbe essere alla stessa frequenza che si desidera per l’uscita (costituita dalla bobina “B”).

L’onda sinusoidale esterna a 60 Hz e 10 V nominali è fornita in ingresso al campo stabilizzato che forma la struttura del magnete in ferrite di bario, ed essa modula tale campo, producendo un segnale d’onda in ingresso negli atomi del materiale. Quindi un segnale d’onda elettromagnetico viene immesso nel nucleo dell’atomo, che è altamente non lineare. Sweet aveva dunque specificamente condizionato i nuclei atomici del bario con un processo proprietario affinché entrassero in auto-oscillazione.

Tuttavia, realizzare tutto ciò non è banale come può sembrare. L’impulso di tensione alla bobina “C” dovrebbe essere applicato nell’istante in cui la tensione della bobina “A” raggiunge un picco, per cui va avviato elettronicamente. Inoltre, si noti che la tensione di 20.000 V usata per “condizionare” i magneti è altamente letale ed i principi di funzionamento del dispositivo non sono ben compresi. Infine, le informazioni disponibili sui dettagli pratici della costruzione potrebbero non essere sufficienti.

In effetti, è possibile che, almeno inizialmente, Sweet abbia prelevato l’alta tensione – poi inviata sotto forma di scarica al suo dispositivo – dal generatore AT dei vecchi televisori o monitor con tubo a raggi catodici: quel circuito, infatti, fornisce proprio tensioni intorno ai 20 kV, ad alta frequenza (20 kHz). Invece, un semplicissimo sistema tipo-trasformatore che sfrutta la bobina “B” estrae energia dalla perturbazione attivata nel campo magnetico e la conduce al circuito esterno al quale è collegato il carico.

Scintilla prodotta prelevando la tensione a circa 20 kV o più dal terminale finale (posto sotto la ventosa) del circuito ad alta tensione (AT) di un vecchio televisore a tubo catodico.

Si dice che l’accensione della bobina “C” faccia risuonare il materiale magnetico per un periodo di circa 15 minuti e che la tensione applicata alla bobina di eccitazione modifichi il posizionamento dei poli appena formati del magnete in modo, che in futuro, risuoni a quella frequenza e tensione. È importante che la tensione applicata alla bobina di eccitazione in questo processo di “condizionamento” sia un’onda sinusoidale perfetta. Lo shock o l’influenza esterna possono distruggere il “condizionamento”, ma esso può essere ripristinato ripetendo il processo di condizionamento.

Va notato che il processo di condizionamento potrebbe non avere successo al primo tentativo, ma la ripetizione del processo sullo stesso magnete solitamente ha successo. Una volta completato il condizionamento, i condensatori non sono più necessari. Il dispositivo di Sweet richiede solo pochi milliwatt a 60 Hz applicati alla bobina di ingresso per fornire fino a 1,5 kW a 60 Hz sulla bobina di uscita. La bobina di uscita può quindi auto-alimentare la bobina di ingresso indefinitamente.

Altre informazioni assai interessanti

Il processo di condizionamento modifica la magnetizzazione della lastra di ferrite. Prima del processo, il polo nord si trova su una faccia del magnete e il polo sud su quella opposta. Dopo il condizionamento, il polo sud non si ferma nel punto di mezzo, ma si estende ai bordi esterni della faccia del polo nord, e anche verso l’interno dal bordo di circa 6 mm. Inoltre, c’è una “bolla” magnetica creata nel mezzo della faccia del polo nord e la posizione della “bolla” si sposta quando si avvicina un’altra calamita.

Il multipolo presente nella lastra di ferrite del dispositivo (di tipo Sweet) di Arthur Manelas.

Ecco alcune informazioni aggiuntive interessanti sul dispositivo di Sweet:

  • La tensione di uscita non cambia quando la potenza di uscita viene aumentata da 100 W a 1 kW.
  • Il dispositivo ha bisogno di un carico continuo di almeno 25W.
  • L’uscita cala nelle prime ore del mattino ma si riprende in seguito senza alcun intervento.
  • Un terremoto locale può arrestare il funzionamento del dispositivo.
  • Il dispositivo può essere avviato in modalità autoalimentata applicando brevemente una tensione di 9 Volt alle bobine dell’unità.
  • Il dispositivo può essere fermato interrompendo momentaneamente l’alimentazione alle bobine di alimentazione.

In un’occasione, Sweet ha ricevuto uno shock dall’apparecchio, con la corrente che gli è scorsa tra il pollice e il mignolo di una mano. Il risultato è stato un infortunio simile a quello dovuto al congelamento, il quale gli ha causato un considerevole dolore per almeno due settimane.

In un’altra occasione, Sweet ha cortocircuitato accidentalmente i cavi di uscita del suo dispositivo. Ci fu un forte lampo luminoso e i fili si coprirono di brina. Anche durante il funzionamento normale, quando il carico in uscita superava 1 kW, i magneti e le bobine che alimentavano il dispositivo si raffreddavano, raggiungendo una temperatura di ben 20 °C al di sotto della temperatura ambiente.

Un altro effetto singolare probabilmente legato a quello appena illustrato è che gli strumenti di misurazione convenzionali di tensione e potenza usati da Sweet funzionavano normalmente fino a una potenza di circa 1 kW generata dal dispositivo, ma smettevano di funzionare al di sopra di quel livello di uscita, mostrando come valore zero oppure qualche altro valore spurio.

Gli esperimenti di Sweet hanno dimostrato, inoltre, che il suo dispositivo perde peso in proporzione alla quantità di energia generata. Questo è stato accuratamente documentato da Sweet su una bilancia da cucina. È stato osservato che il peso della macchina diminuisce con l’aumento del carico in un modo abbastanza ordinato, fino a quando è stato raggiunto improvvisamente un punto al quale Sweet udì un suono fortissimo, che fu udito anche fuori dall’appartamento.

Andamento del peso del dispositivo di Sweet in funzione del carico ad esso applicato.

Si noti che le bobine del dispositivo di Sweet hanno un filo di rame di diametro molto piccolo, ma sono in grado di produrre finanche 5 kW di potenza utile; questo in sé è un chiaro indicatore del fatto che il tipo di energia elettrica fornita dal dispositivo non è di tipo convenzionale. Le dimensioni del filo utilizzate dal dispositivo non sarebbero in grado di trasportare correnti così grandi senza eccessivo guadagno di calore, tuttavia le bobine funzionano raffreddandosi quando il carico aumenta.

I tentativi di riprodurre i risultati di Sweet potrebbero incorrere in problemi perché il tipo di magnete utilizzato da Sweet non è più disponibile. Ma il punto importante del suo dispositivo è che esiste una forma di instabilità magnetica che può fungere da fonte di energia significativa. Sweet, inoltre, ha mantenuto segreti i dettagli su come ha condizionato i magneti che sono al centro del suo dispositivo. Ha pompato i magneti con potenti impulsi elettromagnetici per scuotere la loro struttura interna?

Qual è il principio fisico sottostante?

L’auto-oscillazione nei magneti permanenti è un fenomeno noto e esistono perfino dei libri sull’argomento, come ad es. Wave Turbulence Under Parametric Excitation: Applications to Magnets, SpringerVerlag. In particolare, oggi l’auto-oscillazione nei materiali magnetici è ben nota nei film sottili, ma non viene fatta alle frequenze ELF (Extremely Low Frequency, cioè la banda di frequenza radio comprese fra 3 e 30 Hz) come fatto da Sweet, né è ottenuta in modo così potente come è successo a lui.

Floyd Sweet (a destra) con Tom Bearden (al centro) e John Bedini.

Affinché il dispositivo di Sweet funzioni, come accennato i magneti devono essere in ferrite di bario e venire appositamente condizionati in modo che il nucleo del bario si trovi in auto-oscillazione con il vuoto adiacente, che funge da semiconduttore. Un documento che mostra che il vuoto, in alcuni casi, può davvero agire come un semiconduttore in alcuni casi è Richard E. Prange e Peter Strance, “The Semiconducting Vacuum”, American Journal of Physics, 52 (1), gennaio 1984, p. 1921.

Gli autori dell’articolo mostrano che il vuoto può essere considerato un semiconduttore. In particolare, il vuoto nella regione vicino al nucleo di un elemento superpesante. Gli autori introducono anche l’idea del vuoto “invertito”. Proprio come un normale semiconduttore può essere manipolato sottoponendolo a un campi esterni, drogaggio, etc., sembra che altrettanto possa essere il vuoto.

Pare dunque che Sweet abbia usato questo effetto e, come accennato, una speciale tecnica di attivazione per stimolare nei nuclei di bario un’autoscillazione molto potente con il vuoto circostante. Quindi il problema principale è quello di ottenere un’autoscillazione forte e stabile nei magneti stessi, prima di costruire l’unità. Una volta fatto ciò, il dispositivo di Sweet può essere replicato.

Ricorda, però, che ci sono più di 200 effetti noti nel magnetismo, e solo circa la metà di essi sono ben conosciuti. Il resto sono capiti da “abbastanza bene” a “un po’” a “niente affatto”. Il tipo “autooscillazione molto forte” che Sweet ha ottenuto rientra, probabilmente, nella categoria “capito un po’”. Il tipico ingegnere elettronico che pensa ai magneti solo in termini di polo nord e polo sud, etc. è condannato al fallimento di ogni suo eventuale tentativo di replica del dispositivo di Sweet.

Il magnetismo è molto più complicato di così: basta controllare, in qualsiasi università moderna, un testo sulla scienza dei materiali o sui fenomeni magnetici nella scienza dei materiali. Un’altra cosa spesso sottovalutata è che Sweet ha scelto con molta cura i suoi magneti fra molti magneti trovati in negozi di surplus. Ne ha trovati solo uno su 30 con un campo sufficientemente uniforme – in pratica, con una variazione del 10% o meno da un punto al punto adiacente – per l’auto-oscillazione.

Sweet mostra, con due magneti, come ne testa le proprietà su una speciale TV modificata.

Sweet doveva trovare dei magneti che potessero contenere l’effetto dell’auto-oscillazione. Ciò richiedeva magneti con campi di forza che non variavano molto attraverso la faccia del magnete. Nel 1991, Sweet ha prodotto una teoria matematica per il suo dispositivo, un modello di progettazione ingegneristica che mostrava come fattori come il numero di spire del filo nelle bobine influenzassero il comportamento del dispositivo. Senza di essa, altri ricercatori non avrebbero riprodotto il lavoro di Sweet.

Come accennato, quando l’uscita del dispositivo di Sweet è collegata a un carico, il dispositivo si raffredda, piuttosto che riscaldarsi. Questa è la “firma” di un vero dispositivo che intercetta l’energia del vuoto. Si noti che l’energia estratta dal vuoto semiconduttore adiacente al nucleo del magnete viene immediatamente sostituita dall’energia inesauribile del vuoto circostante, un po’ come quando estraiamo un secchio d’acqua da una piscina, con la differenza che in questo caso la fonte di energia è “nascosta”.

Infatti, l’intenso flusso di particelle virtuali che permea il vuoto – ed è responsabile della sua “energia” – non può essere osservato direttamente, ma solo attraverso fenomeni o effetti indiretti, come ad esempio l’effetto Casimir. Tuttavia, non è possibile esaurire quel flusso, che è spesso stimato avere una densità di energia di circa 10100 o più grammi per cm3, se l’energia fosse coerente e condensata in massa (si ricordi la famosa formula per l’equivalenza fra massa ed energia formulata da Einstein).

Le fluttuazioni di energia nel vuoto sono contemplate dalla Meccanica Quantistica e possono essere pensate come scintillii del campo di luce quantistico nella totale oscurità.

L’establishment scientifico richiede che un’invenzione sia spiegata dalle leggi della fisica accettate e così tanta produzione energetica da un input così piccolo sembra violare quelle leggi, che non lo consentono. Tuttavia, queste leggi si applicano a sistemi ordinari o chiusi, in cui non si può ottenere più energia di quella inserita. Poiché il dispositivo di Sweet permette all’energia di fluire dal vuoto, non funziona in un sistema chiuso, ma in uno aperto, come un mulino a vento che opera nel vento.

Come si può intuire, le implicazioni del nuovo approccio che produce energia elettrica di origine elettromagnetica facilmente utilizzabile e sicura sono profonde. I dispositivi di Sweet e Manelas sono i precursori di una vasta nuova fisica che ha il potenziale di cambiare le nostre vite – e la nostra visione della realtà fisica – in modi in precedenza impensabili. Con la padronanza ed il controllo della grande energia del vuoto, potremo alimentare auto, case e industrie in modo pulito al 100%.

Questa esperienza è adatta solo per sperimentatori adulti esperti (ad es. ingegneri).

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